Nessun paese è un’isola. Il resoconto della serata.

img-20160923-wa0008E’ una questione culturale, una questione politica, o forse più semplicemente una questione di umanità, tanto che uno dei relatori, Roberto Guaglianone, responsabile del Coordinamento Asilo Lombardia, proponeva tra le varie riconversioni necessarie a questo mondo, quella umanitaria.

Si potrebbe riassumere così l’iniziativa “Nessun Paese è un’isola – l’accoglienza fatta bene”, un’operazione verità sul mondo dell’accoglienza, per portare sul territorio un’altra narrazione, che è vera, informata, approfondita, su realtà positive che spesso operano nel silenzio e che hanno come unico principio il semplice rispetto dei diritti di alcuni esseri umani. Per favorire e diffondere queste ultime contro chi sull’accoglienza ci specula. Per zittire le retoriche populiste fautrici di falsi miti.

Stefano Catone ci racconta il suo viaggio per l’Italia alla scoperta di realtà virtuose: “Sono più leghista di tutti i leghisti” dice ironico e provocatorio il sindaco della Valcamonica che apre la sua comunità all’arrivo dei migranti e con i 35 euro a disposizione porta lavoro nel suo territorio.  (che i 35 euro non siano dati direttamente al migrante crediamo di non doverlo più ripetere).
La matematica non è un’opinione e 19.000 richiedenti asilo presenti in questo momento nel sistema di accoglienza lombardo, corrispondono allo 0,2% della popolazione, non al 13% come scritto da Mario Giordano su Libero. Per tornare ai falsi miti.

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Milena Minessi e Filippo Cardaci ci parlano del mondo degli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Che funziona bene: perché gestito da enti locali, che decidono d’impegnarsi volontariamente e che si affidano a professionisti nel settore; perché sono progetti a lungo termine che devono garantire servizi fondamentali per l’integrazione delle persone che accolgono; perché sono piccole comunità diffuse nel territorio; perché devono rendicontare ogni minima spesa. Il problema è che non hanno una diffusione sufficiente (coprono solo il 15% dell’accoglienza italiana) perché non obbligatori e non incentivati e dove c’è carenza di SPRAR subentrano i CAS (centri di accoglienza straordinaria), con una gestione emergenziale, molte meno garanzie, gare al ribasso e tante persone in un’unica comunità. Con la conseguente frequente speculazione degli enti preposti ad accoglierli.

Parliamo di 1,3 milioni di richiedenti asilo nel 2015 in Europa, che corrispondono allo 0,27% della popolazione europea, una cifra ampiamente gestibile, se si vuole.
Parliamo di una situazione che non è emergenziale ma strutturale, che ci accompagnerà per decenni e come tale dobbiamo affrontarla. Giusto per intenderci, dobbiamo far passare il messaggio che un giorno il sindaco di Milano potrà avere pelle di un’altra colore e non si chiamerà ne Brambilla ne Fumagalli, esattamente come due degli ultime tre sindaci newyorkesi hanno avuto cognome italiano e il sindaco londinese ha origini pakistane.
Lo dice la storia e non saranno dei muri a fermarla.

Per questo continueremo su questa strada, nel nostro piccolo, per un’accoglienza fatta bene e per costruire ponti e non muri per affrontare il futuro che ci attende.

Per ulteriori informazioni non esitate a scriverci.

Per iscrivervi alla newsletter di Nessun paese è un’isola (un aggiornamento settimanale sul tema accoglienza e migranti) questo il link: https://goo.gl/forms/IsC99pZ0nFQvk0LL2

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